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RICCARDO de Asmundis e la Jurias Elettronica


Sono un fisico sperimentale, primo ricercatore presso la sezione INFN di Napoli. Per oltre vent’anni ho partecipato ai grandi esperimenti presso il CERN, dal 1989 a circa il 2011: l’esperimento L3 prima e ATLAS poi, che si è fregiato della scoperta del bosone di Higgs nel 2012.

Mi sono sempre interessato di rivelazione di particelle, elettronica annessa e sistemi di controllo e misura; ed è fondamentalmente su questi campi che ho operato presso il CERN lungo tutti questi anni.

Da appassionato di musica e “toccatore” di qualche strumento (pianoforte per cinque anni, chitarra classica, fisarmonica), ho poi dovuto scegliere quale strada intraprendere sulla scia di questa passione: la musica si sa, o la si perpetra per professione, dedicandovi l’intera esistenza, oppure non è facile raggiungere alte vette.
Così è da tempo, circa il 2011, che ho deciso di mettere la mia esperienza di elettronico a disposizione dell’ambito musicale, dedicandomi con passione alla ripresa di qualunque oggetto elettronico che sia legato alla produzione o alla riproduzione di suoni.


Cosa significa ciò?

Significa dedicarsi al restauro o (più semplici) riparazioni di strumenti musicali elettronici, sistemi di amplificazione per strumenti e di riproduzione di suoni (HiFi – HiEnd).

Ad oggi, con il diffondersi forzato dell’elettronica “di consumo”, la tendenza è quella di buttare e indurre a ricomprare. La convenienza alle riparazioni ha raggiunto un minimo storico e i riparatori autorizzati tendono o a scoraggiare il ripristino degli apparecchi, invitando ad acquistare del nuovo, o richiedono prezzi esorbitanti laddove gli oggetti in questione effettivamente appartengono alla categoria del “valerne la pena di ripararli”.

Perché dunque rivolgersi alla Jurias?

Perché il riparatore classico per sopravvivere, è costretto a fare presto e a chiedere una parcella elevata. E spesso il risultato di tutto ciò è una riparazione approssimativa, non duratura e non soddisfacente per il cliente.

Io faccio un altro mestiere e questo mi salva: non vivo di riparazioni, ma del mio essere ricercatore. Questa attività la svolgo solo per passione. Ciò significa che opero in maniera molto accurata, mettendoci il cuore e interpretando ogni pezzo come se fosse il mio e come io vorrei che funzionasse alla fine del gioco.

Non chiedetemi tempo quindi, ma chiedetemi qualità. Se avete fretta mettiamoci d’accordo: per alcuni oggetti mi prendo mesi. Per qualcuno settimane. Sottoponetemi i vostri problemi nella sezione commenti e ne parliamo.

A proposito degli strumenti VINTAGE

Molti dei miei contatti mi sottopongono oggetti dall’età che va dai trent’anni in su: oggi questi oggetti li chiamiamo Vintage. Cosa hanno di tanto speciale?

Ebbene, da una parte sussiste l’aspetto affettivo: voglio veder rinascere questo strumento perché mi ricorda questa o quest’altra situazione della mia esistenza.
Da un’altra parte, io ritengo che una qualche marca di oggi potrà diventare la Stradivari di domani. Molti di noi infatti potrebbero possedere un patrimonio senza esserne consapevoli: col passare del tempo e col rarefarsi di esemplari esistenti di determinati strumenti, il valore dei pezzi in possesso è destinato ad aumentare. Questo valore è tale solo se lo strumento si trova in perfetto stato sia estetico che funzionale. Qualche esempio: mi è capitato uno Yamaha CS50, uno dei più bei sintetizzatori mai realizzati: il valore ad oggi si aggira sui 2500-3500 dollari, a seconda del mercato ove viene proposto. E vogliamo parlare del CS80? Mi è stato riferito di chi ha sborsato 25 mila Euro per averlo.

Pertanto se possedete uno strumento vintage, pensateci bene prima di gettarlo via, soprattutto se qualcuno vi dice che “non vale niente”. Il valore di questi oggetti è dettato dal Cuore, prima che dal mercato.


Sintetizzatori.

Amplificatori per strumenti, valvolari o a stato solido.

Amplificatori Hi-Fi / Hi-End.

Organi elettronici.

 

 

 

La filosofia che mi guida


Ho vissuto molto da vicino, quale studente prima e “operatore” poi, il passaggio dall’analogico al digitale; e questo vale su tutti i campi, musica compresa, fotografia compresa, trasmissioni comprese, telefonia compresa, ecc. ecc.. Da tecnico del campo mi è difficile comunicare ai miei prossimi la quantità di emozioni che si ricavano nell’osservare da vicino la genialità che, nei decenni passati, è stata profusa nella realizzazione degli strumenti musicali analogici.

Parlando apertamente, oggi sono bravi in molti a piazzare un microcontrollore e a scrivergli un minimo di codice delegandogli compiti che, al solo immaginare di svolgerli in analogico, suonano come impensabili. Eppure è questo che facevano egregiamente gli ingegneri di ieri: realizzare in analogico soluzioni che oggi appaiono impensabili. E le cose funzionavano, grazie al genio di costoro che si realizzava in circuiterie molto laboriose e complesse. E le cose sono andate avanti così per decenni.

Inoltre, se parliamo di analogico in particolare, è mia opinione che gli strumenti musicali elettronici posseggono una dignità del tutto equivalente a quella degli strumenti acustici: le oscillazioni e la fisica che le guida è del tutto equivalente, sia che la si osservi per una corda o una membrana vibrante, sia per la vibrazione di un’ancia e nella risonanza dell’aria in un tubo, sia sul gioco di correnti e tensioni in un circuito elettrico. Forse sono in pochi ad aver pensato a questo. Se ci arrivassero molti più musicisti professionisti rispetto a quanti non ne siano già coscienti, di certo ne gioverebbe grandemente il mondo musicale, creando le giuste interazioni e interscambi culturali tra i vari ambienti musicali in gioco.

Io così la penso, poi ditemi la vostra.